mercoledì 28 ottobre 2009

A proposito di investimenti sbagliati

Una tv con quello che danno in tv.

Quando a fine agosto sono andato al super-media-maxi-store a comprarmi un televisore lcd non sapevo a cosa stavo andando in contro. O meglio, in parte lo sapevo: dolori di fegato da pienone perenne e da incompetenza del personale specializzato. Però, mi son detto, non posso fermare il progresso, la tecnologia deve entrare anche in casa mia, come in tutte le altre e poi sta arrivando pure il digitale terrestre: chi sono io per sbattergli la porta in faccia?

Così, mi sono infilato tra gli articoli in promozione cercando di capirci qualcosa o eventualmente di farmi aiutare nella scelta, cosa che è risultata da subito molto difficile, perchè nella scarsità di personale, tu che ti avvinghi agli scatoloni delle tv in offerta, sei meno appetibile di una distinta famigliola che si scalda davanti ai 400 pollici appesi in una saletta semi-desertica. Ma vi sembro pazzo se voglio/tento sapere che cosa sto comprando? Alla fine imiei 400 euri, 399 per carità, vi hanno fatto così schifo? Non è che volessi gli applausi all'uscita del negozio, ma insomma...

Come dice un amico: "Ormai siamo solo dei numeri". Pirla per giunta.

lunedì 19 ottobre 2009

E quando...

Da ragazzini giocavamo a "guerra!"

Eccovi una piccola ricerca sugli equipaggiamenti:

Arma numero uno: Il fucile e la pistola ad elastici! Costruite interamente a mano da un artigiano della Brianza per il figlio mezzo delinquente! Possono sparare fino a 30 cm. di distanza e sono veloci da ricaricare. Sì ok, ogni tanto i proiettili si inceppano o sfuggono e te li becchi dritti sul naso, ma la praticità sta nella possibilità di riutilizzarli! In omaggio c’è un sacchetto di soldatini di plastica! Niente male.

Arma numero due: cerbottana e carta da giornale per fare le pirole. Trafugata dal furgone di un muratore bergamasco. Certo ci vogliono fiato e saliva, ma a noi mancano di certo! Si possono anche attaccare più cerbottane col nastro isolante da elettricista e creare un complesso ed intricatissimo cannone a polmoni, una bocca di fuoco da far paura e sempre carica! In regalo una confezione di spilli da mettere sulla punta delle pirole. Per gli attacchi di precisione (e di cattiveria).

Arma numero tre: arco a corda e frecce a ventosa. Di dubbia utilità. Facevano parte del pacchetto ed ovviamente le abbiamo prese. Non si butta via niente, ma se neanche gli Indiani d’America che ne hanno scoccate a migliaia (e di ben altro tipo) alla fine non si sono salvati, allora quasi quasi è meglio lasciarle nello scatolone. Magari portano pure rogna. E poi, che schifo leccare ogni volta la ventosa!

Arma numero quattro: bombette. Tutta un’altra cosa. Si possono riempire ad acqua, ad acqua e farina e ad acqua e coriandoli (affilatissimi!). L’unica pecca è che le devi preparare per tempo e te le devi portare dietro con il rischio che ti scoppino sulle scarpe nuove. La confezione comprende ben sei colori e all’interno c’è la possibilità di trovarne una fuori misura: la versione atomica delle bombette d’acqua.

Arma numero cinque: schiuma da barba al mentolo. Per l’uomo (e il cane) che non deve chiedere mai. E’ micidiale nel corpo a corpo e non lascia superstiti. Sparata sui capelli crea un effetto unto-bagnato altamente infiammabile, mentre sui vestiti è a scoppio ritardato. Occorre infatti rincasare e aspettare l’arrivo del genitore femmina. Facilissima da reperire, ultimamente è stata sostituita da una versione più blanda in commercio durante il carnevale, bleah!

Arma numero sei: pistole ad acqua o ad acqua presunta. Se ne trovano di tipologie diverse, ma le migliori sono quelle che non hanno bisogno di essere continuamente ricaricate. Per i portafogli gonfi se ne trovano a bizzeffe sugli scaffali dei negozi di giocattoli. A noi piccoli geni basta lo spruzzino del Vetril e una bottiglia di plastica, meglio se da due litri.

Arma numero sette: classica fionda a ipsilon di costruzione casalinga. Da usare sotto la supervisione di un adulto (quindi, noi non la possiamo ancora usare, la ripongo in camera, sopra all’armadio…), è un’arma di assoluto affidamento: dove non arriva il pallone a rompere i vetri del salotto del vicino, ci pensa lei con il solo ausilio di un granello di ghiaia. I pacifisti solitamente tendono a caricarla a mollica di pane: una saggia decisione direi.

Arma numero otto (e con questa siamo a posto): tubetto della penna bic e chicchi di riso. Disponibile anche nella versione a palline di carta assorbente da inzuppare di saliva. Sono armi specifiche per l’attacco a sorpresa effettuato soprattutto alle spalle. In omaggio il temperino a forma di mirino laser per colpire di precisione tra i capelli e il colletto della camicia. Formidabile.

C'è qualche variante? Ne ricordate altre? Please, lasciate un commento!

lunedì 12 ottobre 2009

Italians

Ovvero, gli uomini che tutto il mondo ci invidia

L'altra sera stavo sfogliando una raccolta di vecchi giornali e mi sono imbattuto in un Giuseppe Ungaretti vivo e vegeto. Dapprima, mi sono soffermato sulla grande foto del poeta: davvero stupenda. Trasmette gioia, amore per la vita e lascia trasparire genialità. Più la guardo e più ne resto affascinato.

Poi, ho fatto caso al titolo, che non poteva che essere quello che è (vedi foto) e sulla frase riportata appena sopra: "Gli uomini che tutto il mondo ci invidia": forse il titolo di una rubrica pubblicata periodicamente, forse qualcosa d'altro, tuttavia il punto è un altro. Leggendola mi son chiesto: "E oggi?". Quali uomini ci invidia tutto il mondo? Ce ne sono senz'altro, ma la loro grandezza è comparabile a quella di un Ungaretti o di un Montale?

La prima impressione è che il mondo debba invidiarci soprattutto uomini di settori diversi, meno artistici (anche se per quanto mi riguarda penso che l'arte ci sia in tutti i campi, basta coglierla). Qualche esempio? Lo sportivo, il cantante, il manager... Dov'è finita la cultura? A chi dobbiamo affidare i nostri tempi? Ci devo pensare...




mercoledì 7 ottobre 2009

Vampiri moderni

Il buio oltre il lunotto

No, non è il ritorno del conte e dei suoi seguaci, è l'incontro ravvicinato con i fanatici dell'occhiale scuro quando non serve. Sì, lo so fa figo da morire, ma mi spiegate come si fa a vederci bene quando si è al volante?

Vengo al lavoro, è mattina presto, anche il sole ha la nausea e sta ancora dando di stomaco dietro alla collina e incrocio questa nuova specie di vampiri motorizzati che inforcano rotatorie e si inalberano in sorpassi degni di un pilota di F1 (di una volta magari...).

Al buio.

Torno dal lavoro, è sera, il sole è lì che si cambia d'abito dietro ad un'altra collina e incrocio di nuovo i gli stessi vampiri assetati d'asfalto, solo un po' più stanchi e vogliosi di rientrare nei loro castelli diroccati.

E immergersi nel buio.

A quando l'istallazione di persiane sulle Punto? A quando le bende da guida griffate? Mah...

martedì 6 ottobre 2009

La fantasia in cantina

Dove la polvere perdura

I libri che vedete sono dei fantasmi. Forse oggi sarebbero carta igienica o fazzoletti da naso. Li ho salvati anni fa portandomeli a casa, anzichè mettendoli nella campana della carta assieme alle nostre scorie di tutti i giorni. La maggior parte di loro sono di Emilio Salgari, editi dal A.Vallardi attorno agli anni '30, ma ce ne sono anche un paio di Jules (Giulio) Verne, dello stesso periodo, ma editi da A.Barion. Condizioni discrete considerando dov'erano e dove sarebbero.

Al di là del loro possibile valore commerciale, posso dire che sono orgoglioso di poterli ammirare e sfogliare (piano però sennò addio). Soltanto pensare a quanti ragazzi (oggi nonni) ci avranno messo sopra le mani mi vengono i brividi. Chissà quanti viaggi avranno fatto leggendo quelle avventure, chissà se le ricordano ancora.

Sono sicuro che tra qualche decina d'anni qualcuno come me se ne ritroverà altri tra le mani, magari di Joanne Kathleen Rowling e del suo Harry Potter, magari qualcos'altro, perchè la fantasia non muore mai.


venerdì 2 ottobre 2009

Il miglior (S)offerente

Senti chi parla. Adesso.

Mi ricollego al mio post precedente Mettete fiori nei vostri telegiornali per un'altra riflessione o osservazione: guardando i servizi dei telegiornali mi sono accorto che laddove arriva la morte molto spesso arriva anche il microfono. Provo a spiegarmi meglio.

A poche ore dalla disgrazia c'è sempre qualcuno disposto a parlarne e se fino a qualche tempo fa erano i vicini di casa o il parroco, oggi appaiono molto spesso parenti stretti (in alcuni casi anche "troppo" stretti). Il motivo? Non saprei dirlo, mi sfugge. Tralasciando il vile denaro potrei pensare che la gente si appella ad una strana forma di giustizia popolare, della serie: "Il mondo deve sapere". C'è anche chi fa il bis andando alla Vita in diretta o a qualche programma simile. Ma perchè mi chiedo? E' colpa dello shock post perdita? E' la famosa sindrome da "Confessionale" (Grande fratello, quanto ci aveva preso il grande George Orwell...)?

Insomma, perchè una telecamera in faccia e un microfono sotto il naso riesce a trasformare anche le persone sofferenti? Qualcuno mi illumini.

giovedì 1 ottobre 2009

Ma quanto è braaavo Camoraneeesi!

Le telecronache non sono più le stesse.

Eh no. Simpaticamente vorrei vedere la faccia di Marco Civoli quando è in telecronaca con Salvatore Bagni. L'impressione è che provi a governare la barca con tutte le sue forze, ma che sia costretto a frequenti deviazioni per arrivare in porto sano e salvo alla fine dei 90 minuti. Si sentono risolini (ingiustificati?) di sottofondo, giudizi a tutto tondo sui calciatori in campo (e fuori) e interventi scomposti qua e là, ma la frase alla quale sono più affezionato è senza-ombra-di-dubbio: "Ma quanto è braaavo Camoraneeesi!".

La ascolto e sono felice. Di solito scatta quando il buon Mauro German afferra per la maglia qualcuno e poi gli ammicca spavaldo come solo lui sa fare. Il mitico Bagni, poi la spreca per qualcun altro, ma non è la stessa cosa: "Camoraneeesi" è il più "braaavo". Punto. Sento amici che si lamentano delle telecronache televisive della Rai, ma personalmente non le reputo peggiori di quelle delle altre reti, anzi, in giro c'è qualcuno che se ti assopisci un attimo e per caso il pallone lambisce il palo ti fa morire di infarto all'istante. E c'è pure chi fa l'effetto di un sonnifero. L'accoppiata Civoli-Bagni invece tutto sommato è divertente, anche perchè diciamocelo, non è che nel vedere giocare l'Italia ci si diverta un granchè. Vogliamo farne una colpa ai telecronisti?

La verità è che forse ci manca il mitico Bruno Pizzul e suoi Roberto-Dino-Roberto (riferito ai Baggio) del mondiale '94, i suoi "quantunque" e i suoi "eeeeeeh vedete cheeee". Perchè non fargliene rifare una ogni tanto? Però da solo, come ai vecchi tempi...